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Dati
amministrativi |
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Marco Simeone
(lista
civica) dal 11/06/2012 |
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Territorio |
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10
m s.l.m. |
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50,24
km² |
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6 420[1]
(31-12-2010) |
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127,79 ab./km² |
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Comuni confinanti |
nessuno |
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Altre
informazioni |
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09014 |
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Codice
ISTAT |
107004 |
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B789 |
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CI |
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zona 4
(sismicità molto bassa) |
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carlofortini o
tabarchini |
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Giorno festivo |
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Localizzazione |
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Carloforte
(U Pàize, ossia "Il Paese"
in
ligure
tabarchino[2])
è un
comune
di 6.420 abitanti della
provincia di Carbonia-Iglesias.
È situato sull'isola di San Pietro, al largo della sub-regione
del
Sulcis-Iglesiente, in
Sardegna;
l'isola, piuttosto grande per essere occupata da un solo comune, è situata a
circa
Carloforte (Carlufurti in
sardo
campidanese) è un'isola linguistica
ligure
e si può considerare una "espressione etnica e linguistica di un quartiere della
Genova
antica"[senza fonte], in quanto l'isola
di San Pietro, a poca distanza dalla costa sarda (Sud-Ovest della Sardegna) fu
colonizzata nel
1738
da
Pegliesi
provenienti da
Tabarka,
isola oggi collegata alla costa
tunisina.
Carloforte, unico centro abitato
dell'isola, fu realizzata su progetto dell'architetto piemontese
Augusto de la Vallée. In
attesa del suo completamento i profughi giunti da Tabarca sostarono un paio di
giorni a Cagliari e, successivamente due settimane, nei fabbricati della tonnara
"Su Pranu" di
Portoscuso. Tutto quello che avevano (effetti personali, vestiti,
materassi, coperte ecc.) lo avevano portato da Tabarka. Per la loro sussistenza,
costruzione della Chiesa e delle prime case il Duca pagò tutto quanto era loro
necessario. Gli abitanti di Carloforte conservano ancora intatto il dialetto dei
loro avi liguri che per il comune passaggio nell'isola tunisina di
Tabarka
è detto
tabarchino. Gli abitanti di Carloforte sono detti Carlofortini o
Carolini; parlando di sé stessi, in termini di etnia, si definiscono Tabarchini.
I suoi abitanti partirono nel
1542 da
Pegli, giungendo da Pegli
stesso e dai vicini paesi della riviera ligure, ed al seguito dei
Lomellini, cospicuo casato genovese dedito ai traffici che aveva
avuto concessioni territoriali in quei luoghi, si insediarono sulla costa
tunisina nell'isolotto di
Tabarka
nei pressi di Tunisi, dove pescarono
corallo
e si dedicarono a traffici e commercio fino al
1738; vennero per questo
definiti "Tabarchini".
Nel 1738 una parte dei Tabarchini, con a
capo Agostino Tagliafico, chiese al re
Carlo Emanuele III di Savoia di colonizzare, in
prossimità della Sardegna, l'Isola degli Sparvieri (Accipitrum Insula)
allora deserta, e oggi chiamata
isola di San Pietro; negli ultimi anni a Tabarka
era diminuito il corallo, e continue erano le loro disavventure
politico-commerciali con i diversi rais governanti i territori del Nord
Africa; la concessione dei Lomellini era diventata meno redditizia, ed erano
aumentati i dissidi con i rais che li rendevano liberi o viceversa li
facevano schiavi a seconda di chi regnava a Tunisi o ad Algeri in quel momento.
Per questo motivo, stanchi di queste vessazioni, chiesero al re sardo un luogo
per continuare in tranquillità i loro commerci, soprattutto in spezie e stoffe
pregiate, con il resto del Mediterraneo. Fu scelta l'isola degli Sparvieri,
mediante una regolare infeudazione.
In onore del Re, a cui i nuovi abitanti
eressero una statua nella piazza principale del paese e come segno di
riconoscimento e fedeltà, il paese si chiamò Carloforte (Forte di Carlo) ed a
San Carlo Borromeo fu dedicata la chiesa
parrocchiale, il Re donò per l'occasione un pregiato quadro raffigurante il
Santo Patrono, ancora oggi nell'abside della parrocchiale.
I primi periodi della colonizzazione furono
durissimi per la presenza di aree insalubri, con conseguenti vere e proprie
epidemie, che decimarono la popolazione; in seguito a bonifiche del territorio
la colonia riuscì a migliorare le proprie condizioni ed a prosperare, fu di
supporto l'arrivo di altri coloni da Tabarka, e di un gruppo di famiglie
provenienti direttamente dalla Liguria. Un'ampia zona paludosa bonificata presso
il paese fu allestita a salina, che risultò essere molto redditizia.
Un secondo insediamento di coloni
provenienti da Tabarka si ebbe nel
1770 nella vicina
Isola di Sant'Antioco, sul lato
prospiciente all'Isola di San Pietro, dove fu fondato il paese di
Calasetta.
Nel
1798 Carloforte subì una
feroce incursione piratesca: più di 900 suoi abitanti furono catturati e tenuti
schiavi a
Tunisi
per cinque anni. Durante questo periodo uno dei carlofortini catturati, Nicola
Moretto, rinvenne sulla spiaggia di
Nabeul, vicino a
Tunisi, una statua lignea che si ritenne rappresentante
A testimonianza delle incursioni barbaresche restano ancora alcuni tratti di mura di cinta a difesa del paese, la dotazione di forti, e diverse torri di avvistamento.o:p>
Pochi anni prima, nel 1793, la cittadina
era stata invasa dai francesi nelle fasi post-rivoluzionarie che travagliarono
l'Europa: dagli occupanti, l'isola fu definita "isola della libertà".
Con l'avvento della breve dominazione
francese (durata pochi giorni) una parte della popolazione inneggiò ai nuovi
principi sociali di libertà, fraternità ed uguaglianza della rivoluzione, altri
furono avversi, ci furono di conseguenza disordini e conflitti nel paese; in
tale periodo convulso i sostenitori del re rimossero la statua del re Sardo,
tentando di nasconderla, seppellendola il più presto possibile, (i rivoluzionari
infatti erano ovviamente nemici del Re sardo), per dimostrare ai nuovi
conquistatori francesi e dei loro sostenitori di essere dalla loro parte, altri
sostennero maliziosamente (, sarebbe stato utile rimetterla al suo posto una
volta allontanati i francesi dall'isola, come infatti poi avvenne ) che fu
nascosta per non essere considerati sostenitori del re. Comunque nei ristretti
tempi concessi prima dell'arrivo della soldataglia francese, la buca
faticosamente scavata in fretta sotto il piedistallo, si rivelò non abbastanza
profonda, dato che dopo aver calato al statua nella buca il braccio della statua
rimase emergente; non essendo possibile risollevare la statua per fare la buca
più profonda, il braccio fu spezzato intenzionalmente con un colpo di mazza,
affinché nulla sporgesse, e non ci fosse alcun segno visibile del seppellimento.
La statua fortunosamente salvata, non deturpata, ma col braccio destro spezzato,
è così ancora oggi, come si può vedere, ritornata sul piedistallo nella piazza
del lungomare della cittadina, a ricordo e testimonianza di quel convulso e non
edificante momento storico.
Il
10
novembre
2004 Carloforte è stato
riconosciuto come
comune
onorario dalla
provincia di Genova in virtù dei legami storici,
economici e culturali con il
capoluogo ligure
e, in particolare, con
Pegli. Nel
2006 questo riconoscimento
fu dato anche alla vicina città di
Calasetta.
Carloforte vive tutti gli anni celebrazioni
di gemellaggio con
Pegli. Anche l'architettura, la cultura, i
costumi, gli usi di Carloforte sono di tipo strettamente ligure.
Una parte minore di popolazione proveniente dall'esodo da Tabarca si diresse alla costa spagnola nei pressi di Alicante, fondando il villaggio di Nova Tabarca dove però la popolazione attuale, pur conservando in parte i cognomi originali, conserva ancora il linguaggio e costumi dalla comunità d'origine, che nel tempo sta perdendo le sue caratteristiche per un uso più proficuo dello spagnolo - lingua catalano-valenziana, si pensa che uno sparuto gruppo di famiglie si diresse verso Bonifacio, nella parte meridionale della Corsica (Bonifacio), dove preesisteva una comunità autonoma della Repubblica di Genova ceduta poi ai Francesi.o:p>
LLa popolazione Carolina porta con sé
diversi personaggi famosi nell'arte nella cultura, nella politica, nelle armi,
nelle arti e mestieri sin dal 1738 per passare attraverso l'epoca sabauda fino
ai giorni nostri, parte della popolazione è dispersa in diverse città di tutto
il mondo, soprattutto portuali, non solo per necessità ma per vocazione
marinaresca, tanto che molti anziani ritornano da tutto il mondo alla terra
d'origine, ad oggi ancora sussistono forti legami tra le parentele divise tra
Carloforte e le famiglie diffuse nell'intera riviera Ligure del Nord Africa
(sino agli anni cinquanta del Novecento), oggi si contano numerosi luoghi in cui
vi sono piccole comunità di residenti carolini, per citarne alcuni, oltre che in
Italia peninsulare in USA, Francia, Germania, Spagna, Marocco, Tunisia,
Argentina, Australia, Uruguai, Peru, Cile, Gibilterra, a
Boca di
Buenos
Aires/span>,
Bonifacio in
Corsica,
per un numero non stimato ma che si ritiene
superi abbondantemente le 18.000 persone.[senza fonte]Pur strettamente di
cultura e linguaggio liguri, le caratteristiche linguistiche particolari li
rendono perfettamente comprensibili, ma anche ben distinguibili dagli stessi
liguri di altre regioni.

La cucina di
Carloforte è testimonianza materiale della propria storia.
Frutto di incontro di gusti liguri con i forti sapori arabi
riesce a raggiungere una sintesi inimitabile di profumi e
genuinità.
Nei primi
piatti, la pasta fatta in casa, pasta cu pestu - maccaruin
e curzetti, nei secondi il pesce con la cassolla
e i piatti a base di tonno:
gurezi, tonnina e musciamme.
Ricordo di abitudini semplici e antiche sono i piatti unici come la capponata, gallette marinare condite con pomodoro, olio e profumato basilico, e la farinata di ceci che, come a Carloforte, si gusta solamente in certi forni di Savona e Genova.
L'influsso
arabo nel cibo si ritrova nel cashcà differente dal
cus-cus tunisino per il condimento fatto di sole verdure.
Sono sicuramente da gustare i dolci caratteristici:
cavagnetti, canestrelli, giggeri e panetti di fichi.
Carloforte non si dimentica, resta sempre il desiderio di
tornarci.
Monumenti
IIl
tabarchino, con ampie attestazioni scritte, ha
origine direttamente dal
ligure fa parte del Genoise d'Otre Mer, vale a
dire oltre lingua parlata nei secoli nella Repubblica Genovese, anche dalla
popolazione dei possedimenti della Repubblica di Genova, nei territori
d'oltremare, che sin dall'anno
Il monumento a
Carlo Emanuele III di Savoia è ubicato
nella Piazza omonima sul Lungomare. Costituito da un gruppo marmoreo di tre
statue con al centro il Sovrano, fu eretto in segno di riconoscenza al Re. La
statua centrale è chiamata affettuosamente "Pittaneddu" dai Carlofortini. Le
statue sono opera dello scultore genovese Bernardo Mantero. Il monumento fu
inaugurato il 16 luglio 1786 con la messa in loco della statua centrale, le
statue laterali furono erette nel
A seguito delle incursioni barbaresche Carloforte fu protetta da un sistema di mura con vari fortini che circondava
tutto l'agglomerato urbano. Una parte delle mura è ancora esistente nel
quartiere alto del paese (il cosiddetto "Castello"), in essa è presente ancora
la "Porta del Leone" così chiamata per la scultura di una testa di leone
inserita nelle mura.
Antecedente alla colonizzazione dell'isola,
vi fu eretta in memoria dei giovani e bambini facenti parte della cosiddetta "Crociata dei fanciulli" che partì da
Marsiglia nel
1212.
Due delle sette navi che componevano la flotta affondarono al largo dell'Isola
di San Pietro, tutti i naufraghi perirono ed alcuni vi furono sepolti.
Dedicata alla omonima Madonna, è ubicata
nella centralissima Via XX settembre ed accoglie la statua venerata dai
Carlofortini esuli in Tunisia. È detta anche chiesetta del "Previn" ("il
pretino") in memoria di Don Nicolò Segni, il sacerdote giovanissimo che volle
essere prigioniero insieme agli schiavi carlofortini in Tunisia. In onore della
Madonna dello Schiavo un nome molto diffuso fra le figlie femmine nelle famiglie
Carlofortine era fino a qualche anno fa "Schiavina".
La torre San Vittorio sorge a sud
dell'abitato di Carloforte, in zona detta Spalmadureddu. Costruita nel 1768
rappresenta l'avamposto difensivo a sud della cittadina carolina. All'originale
progetto si apportarono delle modifiche: l'aggiunta di tre corpi alla torre
centrale e la costruzione di una scala esterna. Interamente costruita con
blocchi di
trachite
locale, in onore del sovrano Vittorio Amedeo III la torre prese il nome di San
Vittorio. Cessate le necessità difensive, la torre fu venduta a privati
cittadini. Nel 1889
Noto come "U alassiu" (Il Palazzo), è un
edificio monumentale costruito negli anni 20 dai lavoratori di Carloforte
organizzati nella Lega di Battellieri. Ospita un teatro ed è soggetto a vincolo
come bene architettonico di interesse nazionale. Si trova nella centrale
Via Roma.
Nel territorio comunale di Carloforte sono
presenti le seguenti miniere dismesse:
Logo del Girotonno
Il Girotonno è una caratteristica
manifestazione culturale e gastronomica che si svolge tutti gli anni a
Carloforte, nel periodo della mattanza dei
tonni.
L'evento, si svolge, indicativamente, tra
fine
maggio
ed inizio
giugno
e vede la presenza di numerosi paesi mediterranei e non, ciascuno con la propria
cucina tipica.